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Il fronte dei sindaci contro il caporalato

I primi cittadini di Tavarnelle David Baroncelli e di San Casciano Massimiliano Pescini chiedono una stretta a livello nazionale dopo gli arresti

TAVARNELLE VAL DI PESA — L'inchiesta che ha portato a undici misure cautelari nei confronti di cittadini italiani e pakistani ha coinvolto anche una nota azienda del Chianti. Centinaia di migranti erano sfruttati e addestrati per lavorare nei vigneti. 

Sul caso sono intervenuti, preoccupati, i sindaci del Chianti. “Non è opportuno entrare nel merito della questione giudiziaria – hanno detto David Baroncelli e Massimiliano Pescini - siamo in attesa degli esiti delle indagini e confidiamo nel lavoro che stanno svolgendo le parti inquirenti. Apprendiamo con forte preoccupazione questa notizia ed esprimiamo vicinanza ai lavoratori".

"Ciò che avvertiamo è la necessità di una normativa nazionale più stringente su una materia complessa e delicata come questa ed un maggior controllo sulle ditte che appaltano le prestazioni. Da parte nostra riteniamo ulteriormente necessario che la Regione Toscana rilanci e affronti con urgenza queste criticità attraverso un tavolo con le parti sociali. Riteniamo il caporalato una forma di sfruttamento del lavoro inaccettabile e intollerabile soprattutto per un paese come il nostro che vuole fare dell'agricoltura una leva di sviluppo. Ringraziamo le forze dell'ordine per il difficile lavoro che svolgono”.

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