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I falsi incidenti per spolpare le assicurazioni

Base operativa in Chianti per la banda che per tre anni ha falsificato perizie e certificati. Settantasette indagati in Val di Pesa, e Firenze e Prato

FIGLINE INCISA — Le indagini dell'inchiesta 'Chianti Crash' coordinata dalla procura di Firenze sono iniziate nel 2014 che ha visto impegnati i carabinieri di Figline Valdarno. A dare il la agli investigatori è stato un tentativo di estorsione messo in piedi da tre persone di origine kosovara nei confronti di un connazionale, anche lui poi risultato coinvolto nelle frodi. Seguendo questa pista i militari hanno allargato il cerchio e hanno scoperto che l'organizzazione criminale aveva la sua base operativa a San Casciano Val di Pesa. Da qui venivano gestite tutte le operazioni che poi regolarmente portavano alla produzione di false perizie e false attestazioni mediche per frodare le assicurazioni. 

Il metodo era ben oliato e partiva dal reclutamento di persone che, dietro compenso, si rendevano disponibili a figurare come i responsabili di incidenti mai avvenuti e a documentare danni fisici inesistenti. L'organizzazione poi si occupava di trovare falsi testimoni e le auto non marcianti e già danneggiate, rigorosamente coperte da assicurazione, da spacciare per veicoli incidentati. L'iter presupponeva anche l'individuazione di tratti stradali compatibili con i danni denunciati. Poi scattava la fase della produzione dei documenti falsi: certificati, esami diagnostici per attestare false malattie causate dai sinistri, spesso con esami medici artefatti. 

Vista la complessità della procedura, l'organizzazione si era munita di figure professionali competenti. Non a caso dalle indagini è venuto fuori che tra i componenti della banda ci sono un carrozziere, un medico legale e un artigiano albanese che si occupava del reclutamento delle persone disposte ad attestare il falso. A questi, tutti residenti in Val di Pesa, si affiancavano un perito assicurativo di Firenze, un avvocato sempre di Firenze e due medici, uno pratese e l'altro fiorentino. 

Il risultato? Tra luglio 2012 e febbraio 2015 sono state messe a segno cinquantuno frodi assicurative per un ammontare di 260mila euro ricavati dalle frodi tra rimborsi per i falsi danni alle auto e liquidazioni di quelli simulati alle persone coinvolte. I reati contestati agli indagati, settantasette in tutto, sono associazione per delinquere finalizzata alla frode assicurativa, false perizie infortunistiche, false relazioni mediche ed anche danneggiamento dei veicoli. 

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