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Chianti in polvere, la truffa scovata sul web

Nei primi nove mesi del 2019 sono state scoperte oltre 15mila violazioni online grazie ad una agenzia specializzata di "cacciatori"

FIRENZE — Il Chianti in polvere e al mirtillo rosso. Nei primi nove mesi del 2019 sono state oltre 15.600 le violazioni ai danni del marchio rilevate in rete. 10.700 quelle rimosse.

Il Consorzio Vino Chianti da due anni si affida ad un'agenzia specializzata di "cacciatori" per scovare le minacce che arrivano dalla rete e neutralizzarle.

"La forma principale di frode - spiega una nota del Consorzio- è rappresentata dai cosiddetti wine kit, ovvero preparati chimici in polvere per fare il vino in casa al costo di un euro a bottiglia: ne sono state individuate e rimosse ben 6.000. Seguono oltre 3.000 casi di concorrenza sleale, cioè di Chianti falso spacciato per vero, e poco meno di 2.000 violazioni del marchio commesse attraverso la commercializzazione di etichette contraffatte". 

La principale piazza di frode sono siti web dedicati, seguiti dai principali marketplaces ma, l'attività di monitoraggio sta dando risultati positivi.  "Nel 2019 le violazioni individuate sono state un terzo rispetto all'anno precedente - commenta il presidente del consorzio Giovanni Busi -. Un netto calo, segno che il lavoro funziona. Ma è un dato che non ci permette di rilassarci: il lavoro di tutela del nostro brand e delle nostre aziende deve continuare in modo serrato e
determinato perché i danni che queste truffe provocano sono milionari".

"La piazza peggiore sono gli Stati Uniti - osserva il Consorzio- perché da qui provengono i frodatori più difficili da disinnescare". Poi c'è il Il Regno Unito "mercato principale dei wine kit".

"Il tasso di successo - conclude il Consorzio- è pieno (100 per cento) in Cina, dove tutte le operazioni di invito all'interruzione dei comportamenti scorretti vanno a buon fine.

"E' uno sforzo enorme - conclude Giovanni Busi - che ci permette di eliminare la stragrande maggioranza delle violazioni e frodi che danneggiano il marchio Chianti nel mondo. Queste azioni hanno lo scopo di aumentare la pressione e quindi il rischio di incorrere in cause legali, educando la rete di vendita online a rispettare il marchio Chianti e soprattutto i diritti dei produttori dell’autentico vino Chianti".

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